viernes, 11 de diciembre de 2015

Il 28 gennaio 2016 siamo all'HulaHoop Club a Roma


Ariele e Calibano 
drammaturgia e regia Ilaria Migliaccio
Con Monica Bandella e Ilaria Migliaccio
video e scene Juan Pablo Etcheverry

lunes, 2 de noviembre de 2015

lunes, 19 de octubre de 2015

Ritorno al passato, con La bella Lena

https://www.youtube.com/watch?v=WmEVomkoQek

miércoles, 2 de septiembre de 2015

viernes, 6 de febrero de 2015

Ariele e Calibano








domingo, 25 de enero de 2015

ARIELE E CALIBANO
Recensione
Torna l’isola de” la Tempesta” e con essa Ariele e Calibano, esseri liberi della fantasia che i “Giganti dell’oblio” vogliono imprigionare per sempre nel loro silenzio. Le due creature magiche si azzuffano e si arruffano spaventate perché l’isola in cui si sono rifugiate è minacciata dal terrore che incutono le cattive creature che vogliono rubare loro la parola e ridurre il mondo all’oblio. La parola, quella raccolta nei libri di Prospero che voleva portare e disseminare benessere e sapienza, quella dimenticata dagli uomini assuefatti da un mondo fatto solo di apparenze, senza sentimenti e senza emozioni. La lotta è impari, due minuscoli esserini contro droni mostruosi e giganteschi, con un cervello piccolo, fatto di microchip, ma che contiene molto di più di ciò che gli uomini dovrebbero sapere. Ariele scaraventa la tempesta per difendere la libertà rimasta, ma non basta, occorre trovare una soluzione. In loro aiuto arriva Nora, una piccola e simpatica creatura dei boschi, forse la Dea della Natura, che sa che il segreto è nell’animo del ribelle Calibano, ma lui non vuole trovare la soluzione se non nel cibo e nel sonno. L’ingordigia lo rende facile vittima del tranello di un vecchio gigante. Il mondo è perduto, drammaticamente divorato da se stesso e dal suo “essere niente”. In quei libri, però, e nel cuore di Calibano regna ancora qualcosa che gli uomini non sanno più d’avere, ma che l’istinto improvvisamente libera, magico come le emozioni, e il canto sale sciolto verso un cielo dove si può volare oltre i sogni per disegnare ancora un futuro senza tempesta e senza giganti.
Il grido di allarme è sempre forte, è sempre alto, ma alto è anche il bisogno di salvare l’anima dalla putrescenza della carne, dall’inutilità delle cose materiali per dare spazio alla fantasia e alla costruzione di una vita fatta di sentimento.
Sulla scena una zattera, inutile per portare in salvo il pubblico e salvarlo dalla distruzione di quella Torre di Babele che campeggia su un lato del piccolo palcoscenico, ma anche un paio d’ali, unica speranza di poter ancora trasformare il nulla in sogni e futuro.
Bastano poche cose per costruire un racconto e distruggere l’oblio: dei grandi barattoli vuoti, una parrucca, dei brandelli di stoffa, una maschera e infine il canto che libera la
fantasia e dissolve i giganti.
I personaggi Shakespeariani sono impersonati da Ilaria Migliaccio e Monica Bandella che riportano la compagnia “Franca Battaglia” sul piccolo palco dell’Officina Culturale Via libera al Quadraro.
In questa sera di fine gennaio la sala è gremita con la curiosità e le aspettative che lo spettacolo merita e che le due attrici non deludono, anzi raccolgono prolungati applausi e grandi feste all’uscita dal camerino.
La drammaturgia è della stessa Ilaria Migliaccio, mentre le scene sono disegnate da Juan Pablo Etcheverry che la segue in questa avventura ormai da lungo tempo.
Ilaria riesce sempre con la sua sapiente semplicità a toccare il cuore della gente e, come Ariele risveglia Calibano, lei rianima un pubblico affamato di libertà e di bellezza.
Renato Volpone, Roma Cinema Teatro Eventi

viernes, 9 de enero de 2015

Ariele e Calibano 23-24 gennaio 2015 a Officina Culturale Via Libera



 
Calibano: Ma la cosa più bella è il vento e le sue melodie il singhiozzo pungente quando fruga tra i boschi o il suo trionfo quando passa sfiancando gli alberi con i brandelli dei loro lamenti nella chioma. Una tempesta, Aimé Césaire.

Ariele: Farò cadere una ad una ognuna più deliziosa dell'altra quattro note così dolci che l'ultima risveglierà un bruciore nel cuore degli schiavi con meno memoria nostalgia di libertà.
Una tempesta, Aimé Césaire.






Come si può resistere ai continui attacchi alla memoria e all'intelligenza? La tempesta è un trucco, c'è un'azione più profonda e decisiva che chiede solo di essere agita.

domingo, 5 de octubre de 2014

Corpo Celeste

Terraaa! il nostro nuovo laboratorio è cominciato, ma nel frattempo pubblichiamo questa bella recensione su Corpo Celeste, lo spettacolo nato dal laboratorio dello scorso anno.

CORPO CELESTE – Compagnia Franca Battaglia
Officina Culturale Via Libera
Recensione
Capita, aggirandosi per i vicoli di Roma, di trovare piccoli fuochi di cultura che fanno caldo al cuore. E’ il caso dell’Officina Culturale Via Libera che, dopo i mitici “murales”, porta un confortevole angolo di arte, spettacolo e musica al Quadraro. A due passi dalla metro, in Via dei Furi, un piccolo locale che offre buoni prodotti a piccoli prezzi, simpatia e tanti spunti culturali. E’ qui che si incontra il laboratorio teatrale “Franca Battaglia” di Ilaria Migliaccio, un’artista su cui si può contare per serietà e preparazione. La scommessa è con giovani attori non professionisti, appassionati di teatro - anche se viene da chiedersi perché non professionisti, visto che sono tanto bravi – e un canovaccio costruito sul caso “Galileo Galilei”. Prendendo spunto da Bertold Brecht, passando per Melville e arrivando al “Grande Inquisitore” di Dostoevskij, Ilaria e i suoi ragazzi circondano gli spettatori con un processo alla scienza e alla cultura giocando con una sedia e una sciarpa rossa. La terra è il “corpo celeste” inquisito, ma il processo vero è al potere ottuso che costringe all’abiura lo scienziato. Le stanze dell’insula sapientiae dove Galilei fu rinchiuso vivono ancora nel cuore di Roma prive di ogni accenno al grande processo, se non un piccolo anfratto. Così il “potere” si scrolla le colpe cancellandole col tempo. Lo scienziato abiura e si ritira colpevole di non aver sacrificato la propria vita alla scienza, ma il suo processo e il suo sapere sono andati ben oltre quelle misere accuse, cambiando la prospettiva sullo spazio e sul tempo. L’aspettativa era quella di un testo pesante, faticoso, ma il gioco, intelligente e leggero, è quello di avvicinare la gente al teatro e, come per magia, le stesse cose pesanti possono essere raccontate con immediatezza e semplicità. Ecco che il processo a Galileo diventa attuale, quasi fosse sui rotocalchi di oggi, un po’ di musica scelta con cura, qualche inno parodiato da canzoni famose e il gioco è fatto, uno spettacolo vero, coinvolgente e piacevole e che non si scorderà facilmente. Lo spazio è piccolo, ma gli attori, otto in tutto più Ilaria, riescono a muoversi con agilità, guardando e interagendo, senza disturbarlo, con il pubblico. Ogni tanto piccoli applausi festosi di una compagna di corso, ma avremmo voluto tutti applaudire, solo che eravamo curiosi di sapere come proseguiva la storia. Alla fine però ci siano sfogati anche noi in lunghi e meritati applausi.
Renato Volpone

viernes, 18 de julio de 2014